Il TEOREMA MATEMATICO di CASTEL del MONTE

Il TEOREMA MATEMATICO di CASTEL del MONTE

La reverse architecture come nuova metodologia di analisi dei monumenti

 

Autore: Federico Lardera

con la collaborazione matematica di Lorenzo Roi

 

ABSTRACT 14 Luglio 2023

 

 

 

Con la disponibilità di una straordinaria e inedita massa di dati, fu possibile assemblare l’intero monumento in tutta la sua complessità, avviando, anche un esteso programma di ricerca finalizzata all’analisi geometrico-compositiva dell’edificio, con il fondamentale supporto di calcolo, analisi e programmazione matematica del prof. Lorenzo Roi, già docente liceale di matematica e fisica, particolarmente interessato alle nuove tecnologie ed autore di diverse pubblicazioni in ambito didattico.

Il risultato di questa ricerca durata circa 3 anni, ha prodotto una trattazione completa sulla geometria e le proporzioni della enigmatica morfologia architettonica di Castel del Monte, in corso di pubblicazione, di cui questo abstract rappresenta soltanto una sintetica anticipazione dei temi trattati ed alcuni dei più significativi risultati raggiunti.

Alla base di questa ricerca  si è reso necessario concepire una innovativa metodologia scevra da interpretazioni soggettive e che fosse in grado di tradurre la massa di dati complessi, acquisiti digitalmente, in forme geometriche capaci di sintetizzare correttamente le volumetrie architettoniche.

Sintesi grafica del processo di reverse architecture: dalla simulazione dello stato attuale di un tratto di muratura basamentale, alo rilievo LiDAR a nuvola di punti, alla sintesi geometrica per piani statistici, al reverse architecture particolareggiato.

Fig.4 Sintesi grafica del processo di reverse architecture.    

Questo processo di sintesi geometrica inversa, il cui fondamento teorico risiede nelle tecniche matematiche di regressione o metodo dei minimi quadrati[1] utilizzato anche come tecnica di interpolazione statistica applicato all’architettura, lo abbiamo definito reverse architecture[2] mutuando il termine dal reverse engineering ma con una connotazione più attenta agli aspetti geometrici, morfologici e compositivi che a quelli strutturali, meccanici e tecnologico-funzionali.     

Attraverso questa procedura, le cui fasi salienti possono essere sinteticamente descritte dall’immagine sopra indicata (Fig.4), è stato possibile generare un modello statistico tridimensionale estremamente accurato, da un punto di vista dimensionale, che rappresenta la sintesi geometrica delle strutture murarie del castello.

Modello statistico 3d di Castel del Monte a sinistra e, a destra, il Modello digitale architettonico ricostruttivo con individuazione delle 4 quote di sezione planimetrica.

Fig.5 [sx] Modello di rilievo statistico 3d, [dx] individuazione delle 4 quote di sezione planimetrica.

 

L’intersezione del modello statistico, con una serie di piani orizzontali posizionati alla quota opportuna, ha determinato lo schema planimetrico della figura sottostante (Fig.6). Possiamo certamente indicare tale risultato come il migliore finora ottenuto, sia per la strumentazione utilizzata che per la metodologia applicata ma, nonostante questo, non lo abbiamo ritenuto sufficiente per raggiungere l’obiettivo.

Schema planimetrico statistico del 1° livello di Castel del Monte in cui si evidenziano i lati anomali

Fig.6 Schema planimetrico del 1° livello in cui si evidenziano i lati anomali

 

Se si osservano gli ottagoni di Castel del Monte si potrà facilmente notare che i lati non sono proprio uguali e che, in taluni casi (indicati in rosso nella planimetria della Fig.6), risultano fortemente anomali rispetto ad un ottagono regolare.

Le murature del castello, di cui intendiamo decodificare la struttura geometrica, sono oggi il risultato di una stratificazione di eventi che hanno interessato le pietre di cui sono composte per quasi 8 secoli. Il degrado del tempo e le massive operazioni di restauro (Fig.7) hanno certamente contribuito ad alterare la cortina muraria originale che può, a sua volta, discostarsi dal tracciato di progetto per errori di cantiere o impreviste variazioni tecniche decise dal protomagister[3] per i più disparati motivi.

Esempio di evoluzione del medesimo tratto di cortina muraria basamentale di Castel del Monte in 3 fasi temporali: 1240 (epoca di edificazione), 1880 (massimo degrado murario), 2020 (rilevamento integrale dopo 140 anni di restauri).

Fig.7 Esempio di evoluzione della cortina muraria.

 

Tentare di risolvere l’enigma geometrico di Castel del Monte lavorando su uno schema planimetrico formato da ottagonoidi[4], come è stato fatto fino ad ora, è come tentare di risolvere un puzzle con i giusti pezzi ma deformati.

L’intuizione più importante di questo lavoro si sviluppa proprio in questa fase: applicare i metodi di regressione matematica ai vertici degli ottagonoidi facendoli regredire alla loro ipotetica posizione ottagonale originale (Fig.8).

Venne così assemblato e testato un algoritmo di calcolo con il software MATHEMATICA®, utilizzando GRASSHOPPER® in ambiente CAD Rhinoceros® per lo scambio dei dati relativi ai vertici degli ottagonoidi.

Illustrazione grafica delle operazioni di regressione ottagona: dall'ottagonoide all'ottagono regolare, 1. regressione circolare, 2. regressione angolare, 3. ottagono regolare di sintesi.

Fig.8 Illustrazione grafica delle operazioni di regressione ottagona.

 

Questa prima fase di sintesi ci permise di confrontare i dati di rilievo con le relative regressioni geometriche ottagonali scoprendo che le anomalie, precedentemente evidenziate e ben note agli studiosi, sembravano derivare da scelte deliberate più che da casuali errori costruttivi come sostiene Schirmer.

Le anomalie più importanti riguardano la corte centrale e le 8 torri. Analizzando la corte abbiamo osservato, in linea con altri autori, una deformazione centripeta di tutto il lato rivolto a est (Fig.9).  

L’analisi dei vertici della corte ottagona con il rilievo statistico dell'ottagonoide sovrapposto all'ottagono teorico ottenuto tramite algoritmo di regressione ottagona. 

Fig.9 L’analisi dei vertici della corte ottagona con il rilievo sovrapposto alla regressione.   

 

Indipendentemente dai motivi che hanno determinato un cambiamento di programma durante i lavori di costruzione del maniero -tema che abbiamo ampiamente trattato nel lavoro principale in corso di redazione- confrontando la traslazione dei vertici rilevati con la loro regressione ottagona, ci si accorse che tale deformazione, per quanto macroscopica, segue elasticamente il tracciato ottagonale regolare al quale, comunque, gli altri 6 vertici si attengono.

Di tutt’altra natura risultano le anomalie delle torri. Gli 8 torrioni ottagonali di Castel del Monte sono innestati negli 8 spigoli del corpo principale costituito dalle 16 stanze del castello.

Ogni torrione è dotato di un basamento più largo rispetto al corpo in elevazione, ed è ingentilito da una modanatura perimetrale che incornicia la torre. L’analisi metrica mostra una sostanziale regolarità dei lati del basamento che si osserva anche nel corpo delle torri con la sola esclusione dei lati che si innestano nella muratura del corpo principale (Fig.10).

Individuazione dei lati anomali delle TORRI e rapporto con il BASAMENTO.

Fig.10 Individuazione dei lati anomali delle torri e rapporto con il basamento.

 

Questi lati, che risultano effettivamente più lunghi di ben 15 cm circa rispetto agli altri, diventarono l’enigma più oscuro di Castel del Monte: perché, in una generale sinfonia architettonica di ottagoni, le torri sono così sbagliate?

Schirmer nel suo lavoro nota la regolarità dimensionale dei basamenti del castello e registra l’anomalia dei due lati delle torri, ma non si preoccupa minimamente di fare un’analisi. Götze critica questa mancanza ma, pur avendo accesso alle stesse informazioni, decide di ignorare completamente i basamenti e si focalizza esclusivamente sull’anomalia delle torri, elaborando un’astrusa teoria successivamente contestata dallo stesso Schirmer.

Sorprendentemente nessuno si è mai accorto che il motivo della anomalia delle torri risiede nella semplice natura geometrica del problema.

Il torrione è costituito da un basamento che incornicia, ad una distanza costante[5], il corpo in elevazione della torre. Per tale ragione l’ottagono del basamento è concentrico a quello della torre. 

La figura sottostante (Fig.11) ci illustra il problema geometrico che dovette affrontare l’Architetto di Castel del Monte, ponendosi l’obiettivo di voler innestare, radialmente e perpendicolarmente alla muratura del corpo principale, negli 8 vertici, i torrioni ottagonali.

Anomalia dei lati d’innesto delle TORRI di Castel del Monte, spiegata attraverso le uniche soluzioni geometriche possibili al problema dell’innesto architettonico del torrione nella cortina muraria.

Fig.11 Le due soluzioni al problema dell’innesto del torrione nella cortina muraria.

 

Per preservare la regolarità geometrica del tracciato ottagonale di base, l’architetto poteva scegliere fra 2 sole soluzioni:

A.  innestare il torrione dal punto 1 preservando la regolarità del basamento con il conseguente allungamento del lato regolare della torre della dimensione k, necessario per poterla innestare nella muratura perpendicolare del corpo principale;

B.  innestare il torrione dal punto 2 preservando la regolarità della torre con il conseguente inserimento, nella muratura perpendicolare del corpo principale, del lato regolare del basamento che si sarebbe conseguentemente ridotto della dimensione k.

Come ben sappiamo lo sconosciuto architetto, scelse la soluzione A e quasi certamente lo fece per un motivo fondamentalmente strutturale: il basamento in questione, pur ingentilito da una poderosa modanatura, in realtà non è un semplice orpello decorativo, ma è il piede di fondazione della torre, il plinto strutturale perimetrale dalla cui base inizia la costruzione.

Alla luce di queste evidenze il basamento iniziò ad assumere un ruolo da protagonista rispetto alla torre ma, prima di questa presa di coscienza, non potevamo minimamente immaginare quanto in realtà fosse coinvolto in tutta la costruzione del castello.

 

Tracciando le circonferenze circoscritte ai basamenti, scoprimmo che gli spazi vuoti fra i torrioni corrispondono, con buona approssimazione, alle circonferenze degli stessi basamenti incastonate in modo da formare un’unica corona di circoli, la cui geometria dei centri è un esadecagono cioè un poligono a 16 lati (Fig.12).

Scoperta delle circonferenze fantasma comprese esattamente tra le circonferenze circoscritte ai basamenti di Castel del Monte.

Fig.12 Le circonferenze circoscritte ai basamenti e le circonferenze fantasma.

 

In effetti, se si vuole costruire un’architettura turrita, basata su un poligono regolare ottagonale, per ottenere una distribuzione centralmente simmetrica delle torri si dovrebbe necessariamente considerare una corona di 16 elementi con 8 parti piene (torri) e 8 spazi vuoti. Ed è esattamente quello che troviamo in Castel del Monte.

Questa configurazione, basata su cerchi tangenti (fig.13), nasconde un legame matematico di grande bellezza concettuale e compositiva: la grandezza della corona su cui “ruotano” i centri dei cerchi tangenti è parametrizzata al numero dei componenti ed alla loro dimensione.

 

Schema di 16 cerchi uguali e tangenti applicato a Castel del Monte: i centri ruotano su una corona proporzionata al numero e alla dimensione dei cerchi, rivelando una simmetria geometrica di alto valore compositivo.

Fig.13 Composizioni simmetriche di cerchi uguali tangenti in rapporto a Castel del Monte.

 

 

 

Questo significa che, nel nostro caso, è sufficiente scegliere la dimensione della circonferenza, in cui è inscritto l’ottagono del basamento, per individuare la dimensione del cerchio (punto X) su cui giacciono i 16 centri e quindi la dimensione totale del castello (Fig.14).

Costruzione geometrica dell’anello dei centri delle 8+8 circonferenze (esadecagono) dei BASAMENTI, alla base dell'impianto di Castel del Monte.

Fig.14 Costruzione dell’anello dei centri delle 16 circonferenze (esadecagono).

 

L’architettura di Castel del Monte sarebbe in realtà il risultato di uno schema geometrico occulto formato da 16 circoli tangenti, la cui costruzione deriva da un ottagono del basamento posto nel centro del castello come modulo costruttivo.

In effetti, il basamento non è solo determinante per la costruzione della corona delle torri, dalla quale si ricava facilmente l’ottagono della cortina muraria esterna, ma lo possiamo anche considerare come un vero e proprio modulo necessario per la costruzione geometrica della corte centrale: il basamento come misura di tutte le cose.

Ogni poligono regolare è definito da due raggi: quello del cerchio circoscritto (che interseca i vertici dei lati) e quello del cerchio inscritto, chiamato apotema (che invece interseca il punto medio dei lati).

Generazione geometrica della CORTE ottagona di Castel del Monte: le sue proporzioni derivano dall’ottagono del BASAMENTO, in cui l’apotema della CORTE è pari alla somma dell’apotema e del raggio dell’ottagono del BASAMENTO collocato al centro dell'impianto architettonico.

Fig.15 Costruzione geometrica della corte ottagona partendo dall’ottagono del basamento.

 

La corte centrale del castello è come se rappresentasse la sintesi geometrica del basamento, infatti il suo apotema è uguale alla somma dell’apotema e del raggio della circonferenza circoscritta del basamento. Una perfetta sintesi geometrica densa di sapienza e bellezza (Fig.15).

Molteplici visitatori, fra il 1600 e il 1895, ci hanno lasciato diverse testimonianze, prima della definitiva scomparsa, dell’esistenza di una grande vasca-fontana ottagona, monolitica e finemente decorata, posta nel centro della corte[6]. Si trattava, forse, di una citazione dimensionale dell’ottagono ordinatore del basamento?

L’idea di un impianto planimetrico del castello generato da un modulo ottagonale (sintesi del basamento del torrione), posto in un polo e dal quale si proiettano radialmente 16 circonferenze tangenti, ha fatto emergere la convinzione che questa singolare e logica configurazione, celasse in realtà uno schema più concettuale e simbolico legato alla corona di circoli tangenti.      

Se i torrioni del castello si costruiscono a partire da una collana di 16 circoli tangenti, è logico presumere che anche le altre componenti architettoniche che definiscono la pianta, come la muratura e la corte, si possano geometricamente costruire attraverso un impacchettamento di collane concentriche di circoli che convergono verso il centro dell’impianto.

Osservando gli schemi della figura sottostante (Fig.16), si potrà notare che oltre alla generazione alternata dei torrioni, della collana più esterna, i primi 2 anelli interni risultano impacchettati fra 2 circonferenze di cui quella esterna corrisponde alla circonferenza inscritta nell’ottagono della muratura, mentre quella interna corrisponde alla circonferenza circoscritta alla corte.

La geometria rosoniforme di Castel del Monte, basata su 16 circonferenze tangenti e 3 anelli concentrici che in matematica sono riconducibili alle spirali di Doyle

Fig.16 Rapporto fra la planimetria di Castel del Monte e le spirali di Doyle.

 

Si tratta di uno schema che si è voluto definito “rosoniforme” in affinità geometrico-compositiva con i rosoni tipici dell’architettura chiesastica medievale. La sua particolare struttura geometrica, originata da un’infinita successione di anelli di 16 cerchi perfettamente impacchettati (tangenti), è riconducibile ad un modello geometrico basato sulle spirali del matematico americano Peter G. Doyle che le ha teorizzate alla fine degli anni ottanta del Novecento (Fig.17).

 

Questa singolare inflorescenza geometrica, riconoscibile anche nella fillotassi[7], è estremamente coerente con i modelli numerici che abbiamo sintetizzato, a partire da un nuovo rilievo, la cui trattazione ed esposizione dei dati sarebbe sproporzionata in questa breve presentazione.

Ipotesi di progetto concettuale, emersa da un’analisi numerica, che rileva l’esistenza di uno schema generatore alla base delle proporzioni planimetriche di Castel del Monte, definito da Federico Lardera come 'rosoniforme'.

Fig.17 Ipotesi di progetto concettuale restituito tramite analisi numerica.

 

Basandoci su un dettagliato ed avanzato rilievo tridimensionale, con il supporto di una sofisticata strumentazione di analisi matematica e la volontà di seguire un rigoroso metodo scientifico in virtuosa combinazione con una serie di intuizioni geometriche, riteniamo di aver individuato una serie di schemi geometrici estremamente prossimi alle strutture superstiti.

Questa somiglianza ci induce a considerare la probabilità che tali schemi possano effettivamente coincidere col progetto originale.       

Questo lavoro, fondamentalmente metodologico, è applicabile a qualsiasi monumento di ogni epoca e cultura. Nello specifico Castel del Monte, nato come progetto campione, ha prodotto dei risultati superiori alle aspettative dimostrando l’efficacia del processo che abbiamo sviluppato. Le analisi conclusive sulla geometria di Castel del Monte, compreso il problema del metodo di tracciamento -una volta pubblicate- confuteranno con un esteso confronto critico, mai affrontato prima d’ora, molte delle conclusioni di Schirmer ormai ampiamente diffuse, condivise e radicate e, conseguentemente, anche lo schema geometrico basato sulla stella ottagona ipotizzato dal Götze.

Gli storici avranno a disposizione un nuovo strumento di lettura che ci auguriamo possa stimolare una diversa consapevolezza della cultura degli architetti del medioevo e delle loro capacità tecniche, di cui sappiamo ben poco per la natura segreta ed iniziatica propria del mestiere in quel tempo, ma che riteniamo di poter ancora riuscire a leggere attraverso le loro pietre.   

La matematica, su cui si fonda questo lavoro, non è affatto incompatibile con la natura artistica del lavoro degli architetti che hanno saputo, in tutte le epoche, utilizzarla come motore creativo e codice simbolico.

 

Vitruvio, nell’unico trattato di architettura pervenutoci dal mondo antico, fa una profonda riflessione sul ruolo dell’Architetto e della sua cultura:

 “Gli architetti che la natura ha dotato di ingegno, acume, memoria, per poter conoscere profondamente la geometria, l’astrologia, la musica e le altre discipline, vanno al di là dei loro compiti e sono paragonabili ai matematici.” [8]

 

 


[1] Il metodo dei minimi quadrati, conteso con Carl Friedrich Gauss, fu pubblicato per la prima volta da Adrien-Marie Legendre nel 1805 come appendice matematica al testo di astronomia: “Nouvelles méthodes pour la détermination des orbites des comètes”.

[2] Reverse architecture è un termine che, in ambito architettonico, è spesso utilizzato impropriamente. Con il lavoro in corso di pubblicazione tenteremo una ridefinizione del termine descrivendo una specifica metodologia operativa con finalità più attinenti alla sintetizzazione geometrica di manufatti architettonici, inclusi gli apparati decorativi, rilevati con tecnologie digitali.

[3] Il termine protomagister, adottato diffusamente nel Regno meridionale durante l’età svevo-angioina, coincide con la figura del capomastro.

[4] Ottagonoide è un poligono irregolare convesso di 8 lati, non uguali, la cui configurazione geometrica si approssima ad un ottagono regolare.  

[5] N.B. Per migliorare la visibilità grafica le proporzioni sono state volutamente alterate.

[6] In relazione all’esistenza della vasca, il parere degli studiosi non è concorde. Le indagini, durante i lavori di restauro, non hanno individuato alcuna traccia diretta o indiretta. Si veda a tal proposito: Ambruoso M. “Castel del Monte. La storia e il mito”, Edipuglia, 2018, Pagg. 196-206.

[7] Materia di ricerca, interna alla botanica, che studia la geometria delle strutture vegetali.

[8] Vitruvio M.P. “De ARCHITECTURA. Libri X”, a cura di Franca Bossalino, Edizioni Kappa 2002. Pagg.40-41, Libro I: “Quibus vero natura tantum tribuit sollertiae, acuminis, memoriae, ut possint geometriam, astrologiam musicen ceterasque disciplinas penitus habere notas, praetereunt officia architectorum efficiuntur mathematici.”  

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