ANALISI del MODELLO PLANIMETRICO STELLARE di CASTEL del MONTE
Rilettura critica dell’ipotesi geometrica di Heinz Götze, fondata sulla stella ottagona
Autore: Federico Lardera
con la collaborazione matematica di Lorenzo Roi
ESTRATTO 5 Maggio 2025
1. L’ipotesi basata sulla stella ottagona
Heinz Götze (1912-2001), membro onorario dell’Accademie delle Scienze di Heidelberg e autore di molte monografie dedicate all’edificio svevo, fu l’ispiratore dell’iniziativa che nel 1989, in accordo con l’allora Soprintendente Riccardo Mola, venne istituita dall’Accademia tedesca, una commissione di studiosi per realizzare un attento rilievo architettonico del monumento e promuovere futuri studi.
Fu nominato Direttore scientifico della ricerca lo storico dell’Architettura Prof. Wulf Schirmer dell’Università di Karlsruhe.
Le operazioni di rilevamento iniziarono nel 1990 e proseguirono fino al 1993 con l’obbiettivo di approfondire la conoscenza storico-architettonica del monumento sulla base di un nuovo, dettagliato e dimensionalmente accurato, rilievo edilizio.
Il rilievo di Castel del Monte fu eseguito per la prima volta con una metodologia scientifica e con l’ausilio di procedimenti geodetici, fotogrammetrici e manuali. Tale rilievo costituì la base conoscitiva di due fondamentali pubblicazioni, le cui tematiche principali verranno trattate in questa analisi.
Tali pubblicazioni sono le seguenti:
Götze Heinz, Castel del Monte. Geometric Marvel of the Middle Ages. Prestel-Verlag, Munich – New York 1998; (La meraviglia geometrica del medioevo) che prosegue i precedenti studi rielaborati sui nuovi dati di rilievo eseguiti dall’equipe di Schirmer.
Schirmer Wulf, Castel del Monte. Forshungsergebnisse der Jahre 1990 bis 1996, Mainz 2000; (Castel del Monte. Risultati della ricerca dagli anni 1990 al 1996).
Götze fece risalire l’archetipo dello schema geometrico di Castel del Monte ai motivi grafici degli artigiani islamici i quali, utilizzando un quadrato, le sue diagonali ed un cerchio inscritto, furono in grado di tracciare con precisione la figura geometrica della stella ad otto punte.
La stella ottagonale, per il Götze, ha un significato esoterico di grande importanza: una figura ordinatrice che nelle architetture paleocristiane, bizantine e musulmane rappresenterebbe un potente simbolo mandalico.1
Nel capitolo 4 del citato testo scritto nel 1984, Götze descrive minuziosamente lo schema geometrico alla base del progetto:
–ipotizza le fasi iniziali del cantiere ed il tracciamento sul terreno della pianta, a partire dall’accurato livellamento del suolo, nel punto in cui sarà costruito il Castello, poi smentito dalle successive indagini dello Schirmer;2
–immagina il puntamento del centro geometrico che funge contemporaneamente da asse gnomonico per stabilire, con le ombre solari, il perfetto orientamento astronomico e gli assi cardinali;
–descrive una lunga successione di passaggi geometrici ripetutamente fondata sul medesimo motivo dei due quadrati sovrapposti e ruotati di 45° che generano la conseguente stella ottagonale;
–le 8 punte della stella determinerebbero il centro geometrico delle torri ottagone e il suo ottagono interno disegnerebbe la corte centrale del Castello3 [Fig. 01].

Fig. 01 Rielaborazione dello schema grafico della stella ottagona elaborato da H. Götze, come figura ordinatrice, sovrapposta alla planimetria del primo piano di Castel del Monte.
Götze, sostiene la sua ipotesi anche con metodi alquanto discutibili ma già quando sovrappone la sua costruzione geometrica alla planimetria del Chierici4 si accorge che la realtà trasgredisce dallo schema ordinatore: “Per dimostrare l’attendibilità di questo procedimento costruttivo, [la costruzione della stella ottagona] è stato proiettato il disegno della costruzione su un aerofotogramma del castello. Si vede che esso aderisce perfettamente alla realizzazione. Naturalmente nel misurare attentamente la pianta si incontrano alcune lievi trasgressioni rispetto alla pura costruzione geometrica.”5
In effetti la costruzione della stella generata dall’unione dei centri delle torri non coincide con la geometria della corte, come vorrebbe il Götze [Fig. 01]. Tuttavia, egli è talmente convinto che la stella ottagona sia comunque la chiave geometrico-costruttiva6 che, anche dopo essere entrato in possesso del nuovo rilievo estremamente accurato dello Schirmer,7 continua a ignorare le molteplici incongruenze fra lo schema teorico e la realtà costruita, e nella sua ultima pubblicazione del 1998, evita accuratamente il confronto fra lo schema geometrico della stella ottagona e la nuova planimetria del Castello, pur pubblicandola in anteprima.8
La metodologia di indagine del Götze sembra prigioniera di un teorema geometrico preconcettuale che, non derivando da dati sperimentali, pregiudica fortemente il risultato della ricerca.
Tuttavia, lo schema di Götze è talmente convincente nella sua essenzialità cristallina da essere stato adottato da tutti gli studiosi e autori come valido in modo totalmente acritico, anche quando il confronto con i dati strumentali metteva in evidenza molteplici irregolarità e contraddizioni rispetto al sistema ordinativo. Questo accade nel testo dello Schirmer9, come in quello più recente di Fallacara/Occhionegro.10
Götze ha avuto indubbiamente il grande merito di tentare per primo, inizialmente senza grandi strumenti, di ricostruire il misterioso “DNA” geometrico di Castel del Monte. Il suo contributo di studio è stato per decenni molto importante, per tale motivo, è doveroso un corretto confronto sul metodo e sui dati. Pertanto sarà necessario sviluppare in modo più analitico l’argomento.
Schirmer, ha invece un approccio che potremmo definire più “cantieristico”, non entra nel merito della costruzione geometrica (il progetto teorico) perché vede una netta separazione fra il piano-geometrico-ideologico e la costruzione architettonica realizzata sul campo.
Giunge a tale conclusione assieme a Wolfgang Zick, dopo che dall’analisi dei dati metrici della campagna di rilievo “sono emerse numerose peculiarità e anche evidenti irregolarità che contraddicono un sistema ordinato e uniforme che comprende gli elementi essenziali dell’edificio. Il rilievo e le misurazioni più accurate mostrano, in modo chiaro ed inconfutabile, le deviazioni rispetto all’ideale del piano geometrico di fondazione, che Heinz Götze ha ricostruito come base progettuale per Castel del Monte”11.
Ne è convinto e lo ripete con decisione: “…differenze talvolta notevoli tra il piano geometrico di base ricostruito da Götze e la realtà costruita, sia in termini di dimensioni che di relazioni geometriche. Ciò non significa che le corrispondenti idee geometriche non possano aver costituito la base del progetto di Castel del Monte. Tuttavia, sembra molto improbabile che le proporzioni insite nella pianta geometrica siano state o debbano essere state trasferite al cantiere durante il processo di allestimento: le differenze risultano troppo grandi.”12
2. La costruzione geometrica
Il processo progettuale, come lo definisce il Götze, inizia dalla suddivisione di un grande quadrato che ha anche la funzione primaria di orientare l’intero edificio.
Tracciata al suo interno una circonferenza perfettamente inscritta, la quale, intersecandosi con le radiali, diagonali e assiali che fuoriescono dal centro geometrico, determina gli 8 punti da cui si sviluppa la ‘stella a otto punte’ o poligono stellato semplice.

L’autointersezione delle diagonali che formano la stella, evidenzia alcuni punti utili, come quello indicato sul disegno con la lettera b, e che corrisponde contemporaneamente al vertice di uno dei 2 quadrati intrecciati che formano il poligono stellato generato nella parte più interna.
Puntando il compasso in b con apertura b-c o anche b-t’/t”, si individua il punto d da cui poter tracciare la perpendicolare in colore rosso. In alternativa, è anche possibile puntare semplicemente il compasso in 0 e, con apertura 0-d, tracciare una circonferenza che, intersecandosi con tutte le diagonali della ‘stella a otto punte’, genera la figura ottagonale indicata in rosso.

Se l’ottagono più grande, generato dal punto d, corrisponde per il Götze alla muratura interna sul lato rivolto all’esterno (coincidente al perimetro esterno delle sale del 1° livello), l’ottagono più piccolo corrisponde al perimetro esterno della CORTE, evidenziata in grigio.
A questo punto, si procede con la costruzione della TORRE, puntando il compasso in un vertice della ‘stella a otto punte’ (ad esempio il vertice 2). A partire da questo punto, si traccia una circonferenza con raggio pari a 2-m, dove m rappresenta un vertice dell’ottagono della muratura interna. All’interno della circonferenza così ottenuta, si inscrive l’ottagono che costituirà la TORRE.

Completando la medesima operazione per tutte le 8 torri, è possibile disegnare il perimetro della cortina esterna della MURATURA del Castello. Tale risultato si ottiene collegando a due a due i vertici delle torri, come per esempio M’-M”.

Fig. 02 Rielaborazione fedele di due costruzioni geometriche pubblicate del Götze nel 1991.
Completando tutte le operazioni sopra descritte, si ottiene lo schema consequenziale dell’intero Castello a partire dalla sola misura del raggio della circonferenza inscritta nel quadrato e passante per i centri delle torri [Fig. 02].

Fig. 03 Costruzione ipotizzata da Götze basata sulla stella ottagona, riproposta sui nuovi dati di rilievo.
Per comprendere le ipotesi dello studioso tedesco, è necessario partire da un presupposto fondamentale: Götze, durante tutto il suo percorso di ricerca, abbraccia sostanzialmente un dogma che non abbandonerà mai. Egli, infatti, parte dalla convinzione che lo schema geometrico di Castel del Monte derivi dalla “stella ottagonale” (poligono stellato semplice), in cui l’intersezione ottagona centrale coincide con il “cortile del castello”, mentre le “punte” (vertici) “diventano i centri geometrici delle otto torri d’angolo in simmetria omeomorfa con l’impianto di base”.13
A sostegno di questa ipotesi, che è doveroso ricordare, Götze formula, molto prima di poter analizzare dati planimetrici attendibili, improbabili teorie come il presunto livellamento del terreno: “Si può quindi solo pensare che si dovesse approntare una superficie di base [..] per la misurazione della pianta e per la costruzione delle opere murarie”.14
L’ipotesi del livellamento preventivo della cima del monte, ovvero la preparazione del terreno per facilitare la costruzione dell’edificio, è stata esclusa inizialmente dal professore e architetto tedesco Dankwart Leistikow15 e successivamente da Schirmer.16 Quest’ultimo, in particolare, ha evidenziato la natura accidentata del terreno roccioso, ancora oggi visibile a ridosso della muratura di cortina esterna e dei Torrioni, sottolineando la mancanza di elementi che suggeriscano un livellamento dell’area in modo da poter tracciare agevolmente l’impianto planimetrico.
L’evidente assenza di un piano quadrato o circolare, che avrebbe dovuto avere un raggio tale da includere i centri dei Torrioni, costituirebbe già un indizio sufficiente contro la costruzione ipotizzata da Götze. Tuttavia, si è ritenuto di verificare comunque l’ipotesi dello studioso partendo dalle tre condizioni fondamentali di validità indicate dal Götze, le quali verranno esaminate sulla base dei nuovi dati di rilievo:
1. il prolungamento dei lati del cortile ottagono interno con la formazione della stella a otto punte;
2. la coincidenza fra i centri delle torri ed i vertici della stella a otto punte (poligono stellato semplice);
3. la coincidenza fra la muratura interna delle sale e l’ottagono che costruisce le torri;
La figura 03, illustra la costruzione proposta dal Götze a partire dai dati del Rilievo STATISTICO, sui quali è stata applicata una procedura matematica di regressione ottagona.
In sintesi l’impianto di base, utilizzato per il confronto, conserva tutte le irregolarità, diversità e orientamenti, con la sola differenza riguardante le murature ottagone, qui opportunamente regolarizzate.17
L’impianto del Götze, in colore rosso, è stato ricostruito partendo proprio dai dati statistici minimizzati della corte ottagona. Il dettaglio [Fig. 04], illustra le conseguenti incongruenze che si sono registrate:
-
la prima riguarda il 2° presupposto, che non viene verificato. Infatti, i vertici del poligono stellato distano mediamente 46.6 Cm (qui nella torre VII distano 52.53 Cm), uno scarto piuttosto evidente;
-
la seconda riguarda il 3° presupposto, anch’esso non verificato per ben 35.51 Cm, che dovrebbe indicare una coincidenza fra la muratura interna delle sale del primo livello e l’ottagono della muratura di elevazione della torre;

Fig. 04 Ingrandimento dello schema del Götze con le criticità evidenziate in corrispondenza di una torre.
Non risultano chiare le ragioni del motivo costruttivo di una tale gerarchia muraria, in cui il tracciato delle pareti interne dovrebbero risultare prioritario rispetto alla cortina esterna. Un rovesciamento di ruoli che contrasterebbe con la pratica del costruire.
Il Götze immagina, probabilmente, un disegno essenziale della geometria del Castello: “Nel concept planimetrico, le torri sono fra loro ancorate geometricamente come degli anelli”.18
Il disegno della figura 05, tracciato dal Götze, mostra una linea grafica continua che, percorrendo il profilo interno delle sale, si annoda ad anello negli otto vertici ottagonali, delineando le torri.

Fig. 05 Concept geometrico di base, elaborato da Götze nel 1991.
Non è chiaro quale, però, si dovrebbe considerare come tracciato interno: la muratura grezza della cortina, oppure il rivestimento marmoreo della parete finita? Götze non chiarirà mai questo punto. Il rivestimento murario in breccia garganica, al primo livello, è infatti costituito da pannelli staffati alla cortina muraria, alti circa 4.30 m e con uno spessore compreso fra 6.5 e 8 cm.19
In realtà, la costruzione geometrica sembra invece indicare un rapporto fra la muratura interna delle sale del piano terreno e l’ottagono del BASAMENTO dei Torrioni, dettaglio potenzialmente interessante ma che Götze non sensibilizzerà mai.
3. Una nuova ipotesi dimensionale, dedotta dal confronto con i dati di Schirmer.
Nel 1998, in occasione della pubblicazione dell’edizione statunitense del suo saggio, Götze ebbe per la prima volta la possibilità di verificare il suo schema geometrico, dimensionandolo sui dati reali di rilievo forniti dall’équipe di Schirmer, ancora inediti.
Fu proprio lo studioso tedesco a sollecitare un nuovo e più preciso rilievo di Castel del Monte20 e, pubblicata l’edizione in inglese, poté lavorare sui nuovi dati metrici: “Confrontiamo ora le dimensioni geometricamente determinate e le loro relazioni con quelle misurate sull’edificio stesso. Il signor W. Schirmer è stato così gentile da informarmi di una serie di dati dal lavoro del suo gruppo, anche prima della sua pubblicazione e interpretazione dei risultati del rilievo”. 21
Egli si accorge della notevole discrepanza dei dati, tuttavia rimane fermamente convinto della sua ipotesi iniziale, tanto da elaborare, ritenendo forse di salvare lo schema basato sulla stella, una fantasiosa quanto improbabile teoria che vede implicati i “pennacchi”22 ed un radicale e volontario cambiamento dimensionale delle torri attuato in fase di cantiere.23
Per il Götze, questa differenza dimensionale non sarebbe da attribuire a deviazioni compatibili con la perizia del cantiere medievale, come invece suggerisce Schirmer, bensì ad un radicale e volontario cambiamento dimensionale in fase di costruzione24.
A tale conclusione Götze sarebbe giunto osservando l’innesto delle torri con la muratura del Castello alla quota della copertura. La presenza di una serie di risulte geometriche triangolari, che definisce spandrel (traducibili con il termine “pennacchi”), lo avrebbero indotto a teorizzare un improbabile ingrossamento del tracciato di progetto delle torri, confermando così anche lo schema geometrico che da sempre ha sostenuto25 [Fig. 06].

Fig. 06 Localizzazione fotografica di uno degli “sprandel” (pennacchio) descritti dal Götze.
Purtroppo, Götze non considera il fatto che i pennacchi sono con grande probabilità il risultato di massicci interventi di restauro iniziati con l’Ing. Sarlo nel 1889 e proseguiti con l’Ing. Fontana nel 1892, protratti poi per i cent’anni successivi26.
Infatti, la pavimentazione ed i coronamenti delle torri, anche per il precario stato in cui si trovavano e per l’incombente pericolo di crolli, furono oggetto di integrale rifacimento con totale sostituzione di conci.
Anche se non rimangono tracce superstiti, è lecito ipotizzare, per il coronamento della terrazza di copertura, la presenza di murature di parapetto presumibilmente anche merlate, secondo quanto documentato e tramandato da disegni come “L’Atlante delle Localizzazioni” di Antonio e Nunzio Michele della fine del Seicento27.
Tuttavia Götze insiste nel voler dimostrare questa ipotesi, legando lo schema geometrico, tradotto in forma algebrica da M. Ernè, ad una modulazione basata sul piede romano, che indica essere uguale a 29.57 Cm, che poi arrotonda a 30 Cm. Il piede romano, la cui effettiva dimensione è ancora oggetto di dibattito, compare nella sua trattazione improvvisamente, senza citare alcuna fonte metrologica e senza spiegare la ragione di questa scelta. Inoltre, non si comprende il motivo per cui le maestranze, in epoca sveva, avrebbero adottato tale misura.

Fig. 07 Ultimo schema elaborato da Götze nel 1998, di riproporzionamento planimetrico basato sul piede romano impostato a 30 cm.
Nello schema geometrico della figura 07, il modulo “a”, del lato della CORTE è uguale al diametro del cerchio inscritto nella TORRE che, secondo la formulazione algebrica, è legato al modulo “h”, che per il Götze corrisponde esattamente a 30 piedi (pes romani).

Arrotondamenti a parte, secondo il Götze il lato della CORTE avrebbe dovuto misurare 7.46 m28, contro la media dei lati misurati dallo Schirmer, tolti gli anomali, pari a 7.40 m, e il lato minimizzato ottenuto attraverso l’elaborazione matematica che risulta di 7.405 m.
La media della larghezza29 delle TORRI del Castello risulta, invece, uguale a 7.789 m, ben 32.9 cm più grande di 7.46 m, che lo studioso spiega legandola alla formazione dei cosiddetti “pennacchi”, che sono visibili soltanto al livello della copertura.
Francamente, è molto difficile seguire oltre questo punto il ragionamento del Götze, che non si riesce proprio a condividere, così come le conclusioni che ne derivano, in particolare quando afferma che “per ragioni a noi sconosciute, la larghezza delle torri all’inizio della costruzione è stata aumentata”.30
Anche Schirmer non concorda con Götze sui “pennacchi”, che invece definisce “tasselli”: “La risultante formazione di tasselli sul tetto, mostrata a titolo esemplificativo sulla torre 6, qui (in questa analisi) non viene interpretata come il risultato di una errata tracciatura, come nel caso di Götze”.31
4. Conclusione dell’analisi
Götze, individua l’origine dell’archetipo dello schema costruttivo geometrico di Castel del Monte traendo ispirazione da un motivo grafico ampiamente utilizzato dagli artigiani islamici: la stella ottagona, formata dal disegno delle diagonali di un ottagono, in cui l’intersezione centrale ricalca la corte, mentre le punte coincidono con i centri di costruzione delle otto torri. La stella ottagona a Castel del Monte assume un significato esoterico di grande importanza: una figura ordinatrice che nelle architetture paleocristiane, bizantine e musulmane, rappresenterebbe un potente simbolo mandalico.
È doveroso evidenziare che Tavolaro, ancor prima di Götze, individuò la nota relazione geometrica fra i lati della corte ottagona e il centro delle torri, certamente correlata con la stella a otto punte, che tuttavia non mise mai in evidenza.
Entrambi gli studiosi, pur adottando approcci metodologici sostanzialmente differenti, si confrontano con lo stesso tema -in particolare con l’enigma della geometria della pianta- finendo per forzare l’interpretazione dei dati, peraltro mai preventivamente verificati, e basandosi su schemi e idee preconcette, anziché consentire che le conclusioni oggettive emergessero dall’analisi stessa dei dati.
Alla luce dello studio geometrico condotto sulla base dell’ultimo rilievo LiDAR del 2020, validato mediante un metodo di analisi matematico-statistica, l’ipotesi di Götze non risulta confermata: il simbolico impianto geometrico, nonostante il favore degli studiosi, in un confronto analitico, è risultato significativamente distante dalla realtà architettonica.
Nel biennio 1994-95, iniziarono ad essere diffusi i primi esami relativi alle preziose rilevazioni e osservazioni dettagliate svolte da un’equipe interdisciplinare di esperti diretta dal Prof. Schirmer dell’Istituto di Storia dell’Architettura dell’Università di Karlsruhe.
Con lo scopo di approfondire la storia del monumento, adottando una rigorosa metodologia scientifica basata su un’accurata misurazione dell’edificio esistente e su un adeguato studio storico-costruttivo, Schirmer documenta una serie di irregolarità e incongruenze rispetto allo schema ideale di Götze, che ridimensionano e contribuiscono ad orientare il giudizio della comunità scientifica verso una revisione definitiva del mito di Castel del Monte come simbolo di perfezione geometrica.
Schirmer, già nel 1995, prima ancora di concludere il fondamentale lavoro di analisi del primo rilievo scientifico di Castel del Monte, anticipa, in occasione del catalogo della mostra ‘Federico II, immagine e potere’ che è “…improbabile che la forma geometrica delle fondamenta e la sequenza completa delle pareti siano state tracciate in cantiere prima dell’inizio della costruzione”. Si convince che “Castel del Monte rispecchia un piano che è andato via via evolvendosi con il procedere dei lavori di costruzione”.
Giunge a tale conclusione insieme a Zick nel lavoro di studio definitivo, pubblicato nel 2000, dopo che dall’analisi dei dati metrici della campagna di rilievo “sono emerse numerose peculiarità e anche evidenti irregolarità che contraddicono un sistema ordinato e uniforme che comprende gli elementi essenziali dell’edificio. Il rilievo e le misurazioni più accurate mostrano, in modo chiaro ed inconfutabile, le deviazioni rispetto all’ideale del piano geometrico di fondazione, che Heinz Götze ha ricostruito come base progettuale per Castel del Monte”.
Ad alimentare le crescenti perplessità su Castel del Monte, oltre alle anomalie dimensionali, si aggiunse la questione relativa alla distanza fra il piano geometrico ideale di fondazione ipotizzato da Götze e i nuovi dati metrici.
Confutate definitivamente le teorie geometrico-astronomiche di Tavolaro, gli studiosi adottarono acriticamente come unica risorsa geometrica l’impianto planimetrico ipotizzato da Götze nel 1984.
Lo schema costruttivo, basato sulla stella a otto punte, non fu concepito analizzando i dati di un rilievo elaborato con rigore scientifico ma, piuttosto, mediante una semplice intuizione mutuata da disegni grafici islamici, principalmente elaborati su fotografie o planimetrie datate.
I nuovi dati del rilevamento analogico raccolti ed elaborati dal gruppo diretto da Schirmer, visionati in anteprima da Götze, non stimolarono una nuova ricerca geometrica, ma solo un vano tentativo di adattamento dimensionale dello schema, che comunque rimase immutato.
Tuttavia, invece di mettere in discussione l’infondata ipotesi di Götze, si è messa in discussione l’abilità degli architetti del XIII secolo, attribuendo al Castello irregolarità costruttive, come “le tante incongruenze rilevabili dalle misurazioni precise” e una “evidente deviazione dal piano geometrico ideale”, poiché si afferma la convinzione che “il modello geometrico, calato nella realtà costruttiva, si corrompe”.
Invece di promuovere lo sviluppo di una teoria di tracciamento geometrico alternativa allo spianamento, Schirmer sostiene la tesi di una “evoluzione progressiva del piano di costruzione”, una posizione che trova eco anche in Houben che, citando Schirmer, afferma: “la costruzione del castello procedette con mezzi tecnologici piuttosto rudimentali e per piccoli passi”32.
Volendo citare Régine Pernoud “Medioevo significa sempre: epoca d’ignoranza, di abbrutimento, di sottosviluppo generalizzato, anche se quella fu la sola epoca di sottosviluppo durante la quale si siano costruite delle cattedrali!”33 Un “secolare pregiudizio” che ha inevitabilmente colpito anche Castel del Monte.
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Götze H., “Castel del Monte. Forma e simbologia dell’architettura di Federico II”, Hoepli, 1988.↩︎
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Schirmer W. (2000), cit. p.84: “La topografia della sommità del colle, con i suoi grandi dislivelli, esclude sicuramente la creazione di una superficie di allineamento orizzontale.” [Traduzione a cura dell’autore]↩︎
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Götze H. (1998), cit., p.193: “I centri delle otto torri esterne si trovano estendendo i lati dell’ottagono della corte in entrambe le direzioni.” [Traduzione a cura dell’autore]↩︎
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Götze H. (1988), cit., p.91, fig.152: “Castel del Monte: pianta e schema della stella ottagonale come figura ordinatrice”↩︎
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Ibid. p.99↩︎
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Götze H. (1998), cit. p.158: “L’architetto di Castel del Monte era pienamente consapevole di questo carattere funzionale del motivo a stella a otto punte e ignorava tutto ciò che non apparteneva a questa geometria dell’ottagono e del suo gruppo simmetrico…” [Traduzione a cura dell’autore]↩︎
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Ibid. p.170: “Il Signor W. Schirmer è stato così gentile da informarmi di una serie di dati dal lavoro del suo gruppo, anche prima della sua pubblicazione e interpretazione dei risultati delle misurazioni effettuate.” [Traduzione a cura dell’autore]↩︎
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Götze H. (1998), cit. p.171, Fig.244.↩︎
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Schirmer W. (2000), cit. p.84, Fig.54↩︎
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Fallacara G./Occhionegro U. “Castel del Monte. Nuova ipotesi comparata sull’identità del monumento”, Gangemi 2012, pp.34-35-36.↩︎
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Schirmer W. (2000), cit. p.84, [Traduzione a cura dell’autore]↩︎
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Ibid. p.91 [Traduzione a cura dell’autore]↩︎
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Götze H. (1984), cit., Cap.4, La costruzione della pianta, p.92.↩︎
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Ibid. p.93.↩︎
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Leistikow D., “Il mandato del 1240 dell’Imperatore Federico II per Castel del Monte” in “Federico II le tombe delle Imperatrici sveve – Castel del Monte”, Sveva Editrice 1993, pp.36-37: “Questo presunto pavimento viene inteso da H. Götze come superficie di base, una specie di piattaforma (planum), per riportare la cosiddetta figura della ‘stella ad otto lati’, ‘quale base per la pianta e per la costruzione dell’opera muraria’ [..] A questo riguardo è sufficiente ricordare le conseguenze tecnico-edili che comporterebbe una tal misura. La costruzione di un siffatto pavimento con uno spessore al centro do 0,30-0,50m e di circa 60m di diametro significava un dispendio di materiale, lavoro e spese così grande (oltre che inutile), da far escludere di per sé questa idea”.↩︎
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Schirmer W. (1995), in “Osservazioni sull’edificio” pp.286, 289: “Sullo svolgimento dei lavori nel corso dell’edificazione – La definizione del perimetro durante la costruzione dell’edificio deve essere stata laboriosa e sicuramente di notevole difficoltà se si pensa che l’area fabbricabile non solo è accidentata e rocciosa ma presenta anche dislivelli di più di 2 metri e sbalzi spesso improvvisi nell’andamento del terreno (LEISTIKOW, 1992, p.19, nota 15; LEISTIKOW, 1994, p.209). E pertanto improbabile che la forma geometrica delle fondamenta e la sequenza completa delle pareti siano state tracciate in cantiere prima dell’inizio della costruzione. A sfavore di questa ipotesi sono anche le irregolarità metriche cui abbiamo accennato sopra. Né abbiamo trovato elementi che indicassero un livellamento dell’area in modo che si potesse poi tracciare la serie dei muri con scalfitture o tendere cordicelle metriche (GÖTZE, 1984 [1991], p.151; LEISTIKOW, 1994, p.209)”.↩︎
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La regolarizzazione dei dati di rilievo grezzi, ottenuta tramite regressione ottagona, si rende sempre necessaria per poter annullare, con metodo matematico, le molteplici varianti caotiche che hanno spesso confuso gli studiosi.↩︎
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Götze H. (1998), cit., Cap. 6, Origine del piano, pag.195.↩︎
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Schirmer W. (2000), cit., p.32.↩︎
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Schirmer W. (1995), cit. in “Osservazioni sull’edificio”, p.293.↩︎
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Götze H. (1998), cit., Cap. 5, “La costruzione geometrica e le misurazioni”, p.170.↩︎
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Risulte geometriche triangolari, introdotti nel Cap. 5.3.2↩︎
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Argomento già trattato nel precedente Cap. 5.3.2.↩︎
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Ibid. p.177: “Dobbiamo quindi concludere che, per ragioni a noi sconosciute, la larghezza delle torri all’inizio della costruzione è stata aumentata, infatti, della stessa quantità per ogni torre.” [Traduzione a cura dell’autore]↩︎
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Ibid. p.177↩︎
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Di Liddo G., Op.cit. p.62: “Così nel 1892, sotto la direzione dell’Ufficio del Genio Civile di Bari si affrontò radicalmente per la prima volta il rifacimento globale della copertura, pavimentando con lastroni di pietra calcarea, in sostituzione dell’originaria pavimentazione ormai degradata.”↩︎
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Conservato presso l’Archivio di Stato di Foggia.↩︎
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In realtà a con h=(29.57 x 30) risulterebbe 7.35m non 7.46m.↩︎
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Si tratta della media misurata del diametro della circonferenza inscritta nell’ottagono delle torri.↩︎
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Götze H. (1998), cit., Cap. 6, “La formazione dei pennacchi”, p.177.↩︎
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Schirmer W. (2000), cit. p.87.↩︎
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Houben H., nella voce: “Castel del Monte.” Federiciana. Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani. [https://www.treccani.it/enciclopedia/castel-del-monte_(Federiciana)/]↩︎
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Pernoud R., “Medioevo. Un secolare pregiudizio”, Bompiani 1983.↩︎
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